Dalla paura alla speranza

C’è una domanda che mi ha interrogato in questo “tempo nuovo": Quali passaggi siamo chiamati a fare come credenti? Quali passi in avanti dobbiamo compiere?

Ho individuato tre passaggi:

DALL’ISOLAMENTO ALLA SOLITUDINE (il rapporto con noi stessi)

Il “lockdown”, il tempo della chiusura, ci ha costretti a rimanere isolati. Ci ha rinchiuso nelle nostre case e ci fa fatto sentire lontani gli uni dagli altri. Ci ha mostrato con evidenza la nostra condizione attuale: ognuno dentro il suo mondo e incapaci di avvicinarci al mondo dell’altro. Una situazione strana, mai sperimentata prima, certamente non piacevole.
Ecco il passaggio interiore dall’isolamento alla solitudine. Sembra lo stesso termine o la stessa situazione, ma non lo è. La solitudine è una dimensione del cuore. Soli, in casa o in ufficio, o in una sala d’aspetto vuota si può soffrire di isolamento irrequieto o invece godere di una solitudine serena. Lo sviluppo di questa sensibilità interiore è l’inizio della vita spirituale. Perché la solitudine è il luogo dove abita Dio e dove dimora anche l’altro. Quindi nella solitudine serena non si è isolati in quanto la nostra solitudine è sempre abitata. Abitata da Dio e abitata dalle persone.
Ecco la promessa di Dio: “Io sono con te, tutti i giorni della tua vita”.

DALL’ESSERE INDIVIDUO ALL’ESSERE IN COMUNITÀ (il rapporto con il prossimo)

La nostra società ci ha portato a pensare come individui. Ci ha portato a pensare che l’altro è un nemico, un avversario, un ostacolo per la nostra libertà; bisogna tenersi sulla difensiva, aggrappandosi a ciò che si possiede e che può dare sicurezza.
La nostra vocazione invece è quella di passare dall’essere individui isolati all’essere in comunità. Siamo parte di un tutto, da cui è impossibile estraniarci. Il “virus” stesso ci ha mostrato che non esistono barriere, muri, fili spianati, confini… è arrivato in tutto il mondo. Ci ha mostrato la nostra fragilità e ci ha fatto scoprire che non si può vivere da “estranei”. Abbiamo riscoperto i nostri vicini, abbiamo ripreso le relazioni con coloro che ci erano accanto. Siamo fatti per essere in relazione gli uni con gli altri, ci nutriamo di relazioni e siamo fatti per vivere in comunità.
Ecco la bellezza della comunità cristiana, dell’essere comunità. Il canto che spesso cantiamo in chiesa ce lo ricorda: “Come è bello Signore stare insieme ed amarci come ci ami tu”.

E infine l’ultimo passaggio: DALLA PAURA ALLA FIDUCIA E ALLA SPERANZA (il rapporto con Dio)

Il COVID 19 ha fatto cadere l’illusione dell’“immortalità”. Noi tutti pensavamo di essere eterni, che la medicina e la tecnica potessero risolvere presto ogni difficoltà e problema. Invece ci siamo ritrovati, fragili, deboli e mortali. È nata la paura e la paura ha strani effetti. Allora abbiamo protestato anche con Dio: perché hai permesso questo? Che Dio sei? Questa protesta nasce sempre dalla nostra illusione di sapere tutto della vita, di orientarla noi come vogliamo. Vorremmo anche un Dio fatto su misura.

Ecco il passaggio: dalla paura, alla fiducia e alla speranza.

Le assurdità dell’esistenza umana ci sollevano fino a Colui che davvero tiene nelle mani e nel cuore la nostra vita, con un amore e una misericordia senza limiti. La paura si trasforma in preghiera e la preghiera fa sgorgare in noi la fiducia e alimenta la speranza. Alla fine, ci sentiamo di dire: “Siamo nelle tue mani, Dio della vita”. E Lui ci risponde: “Non temere, non avere paura, Io sono con te”.