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Educare è cosa del cuore

Ci poniamo questa domanda: è possibile correggere? Si può rimproverare qualcuno per la sua condotta? Se si vuol educare qualcuno occorre ogni tanto fare delle “correzioni di rotta”, in un cammino che ogni tanto sbanda.

Oggi invece si accetta di avvisare gentilmente qualcuno che sta andando fuori strada, lasciando a lui di scoprire da solo le conseguenze dei suoi atti. Ecco il nostro dilemma: è giusto impedire a qualcuno di fare il male o bisogna lasciarlo libero che lui stesso sbatta il naso contro il muro e si convinca, forse troppo tardi, che quella era una via senza uscita?

Andiamo alla parola di Dio: “Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo…”.

La parola di Dio afferma la necessità della correzione: chi sbaglia deve essere corretto. Ma mi colpisce anche la frase di Paolo alla comunità di Roma: “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole, chi ama l’altro ha adempiuto alla legge”.

Ecco la radice da cui deve nascere il rimprovero: è solo l’amore per l’altro. Oggi, non sarà forse uno scarso amore a creare questa ritrosia al rimprovero? Quando si ama poco non si sa rimproverare davvero: ci si lamenta, si diventa pungenti, si punisce con il silenzio o si recrimina.

Mi viene in mente un’espressione di un figlio: “mia mamma quando combino qualcosa sta in silenzio, non mi parla; come se io dovessi sapere il perché, tace e non mi rivolge la parola”. E un altro che mi diceva: “mio padre mi urla dietro quando sbaglio e non si ferma mai a parlare con me per farmi capire perché ho sbagliato”. Se dobbiamo essere sinceri il rimprovero franco, diretto, preciso non emerge perché molto spesso il cuore è fiacco e a volte gravato dai sensi di colpa. Come possono infatti i genitori rimproverare sul serio ai figli cose che loro stessi in fondo non sono in grado di vivere?

La testimonianza di un genitore che mi diceva: Come posso dire a mio figlio vai a messa quando io stesso scantono e trovo scuse per non andarci? Rimproverare non è solo buttare in faccia le colpe: significa smascherare le false certezze, smontare le ragioni fasulle. Occorre molto amore, molta intelligenza e molta riflessione.

E qui l’esperienza di un prete anziano che diceva ai suoi parrocchiani che andavano da lui per chiedere un consiglio: “ora non so cosa risponderti, ma ripassa fra una settimana, mi consiglierò, ci pregherò sopra e poi ti dirò che fare”. Mi piace anche l’altra espressione della Scrittura: “se ti ascolterà avrai guadagnato un fratello”. L’educatore è colui che non si accontenta di una qualsiasi risposta, di un cammino mediocre, di “evitare il peggio”, ma è colui che chiede molto ai ragazzi, ai giovani; li impegna fortemente, non risparmia il sacrificio; è essere un po’ agricoltori che potano i tralci per portare più frutto.

Nella nostra esperienza scolastica penso che noi tutti abbiamo avuto un professore severo, che ci faceva sgobbare per ottenere dei buoni risultati, che ci faceva sudare sui libri per superare una interrogazione o dei compiti. Alla lunga ora lo ringraziamo perché ha voluto tirare fuori da noi il meglio che potevamo dare.

Ecco una considerazione importante: “Educare non vuol dire “accontentare sempre”. Bisogna aver il coraggio di far affrontare delle sofferenze a chi viene educato. Educare vuol dire anche “contrariare”, il terreno deve essere dissodato e lavorato. Favorire gli istinti negativi della persona, non correggere i difetti, non frenare i capricci significa rinunciare a educare. Sono convito che solo da un grande amore paterno e materno nasce la sofferenza di rimproverare nei tempi e nei modi debiti.

Correggere nasce da un amore intelligente che pensa e riflette prima di rimproverare; che ricorre al dialogo a tu per tu prima che a interventi in pubblico. Come diceva bene don Bosco: “educare è cosa del cuore”.