Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato

Le parole di domenica del nostro cappellano Don Giovanni, abbiamo deciso di riprenderle per farle nostre. Ogni tanto ci proveremo a riportarvi all'omelia della domenica, così da ricordarci tutti assieme le parole del Signore.

All'inizio del Vangelo di oggi, 21 Giugno 2020, il Signore dice "Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato e nulla vi è di segreto che non sarà conosciuto": ho pensato di soffermarmi su questa espressione perché ci riguarda tutti, indistintamente.

Chi di noi non ha dei segreti nella propria vita, non li ha comunicati a nessuno e li tiene per sé? Possiamo rifarci alla nostra esperienza di uomini e donne che sono stati una volta bambini e bambine. Sappiamo che spesso i bambini hanno i loro segreti: quando hanno qualcosa di davvero prezioso e qualcosa che hanno solo loro, lo nascondono - sperando che la mamma e il papà non lo trovino - e lo tengono nascosto in qualche punto della casa, non facendone parola a nessuno. Così anche quando siamo un po' più grandi un po' tutti abbiamo qualche confidente al quale andiamo a dire che abbiamo dei segreti che intanto teniamo per noi e ci dispiacerebbe se qualcuno li trovasse o venisse a saperli.

Una volta in certe predicazioni si batteva su questo aspetto, dicendo "guarda che un giorno ti presenterai davanti a Dio e tutto di te sarà noto, i tuoi peccati e tutto quello che non si è mai saputo si saprà, quindi convertiti": predicazioni come queste non ti facevano tanto amare il Signore, al contrario, spaventava.

Come mai, ad un certo punto della vita, sia i bambini che i grandi sentono il bisogno di dire a qualcuno i propri segreti? Perché c'è tutta una nostra umanità che ha bisogno di essere comunicata: tutti condividiamo la medesima umanità, tutti viviamo in questo mondo, con sofferenze, fatiche e gioie simili che hanno bisogno di essere comunicate.

Noi lo facciamo di fronte al Padre: a lui diamo i nostri segreti, a lui rivediamo quello che abbiamo dentro di noi perché lui, Padre nostro, ha tutta la fiducia in noi, quella stessa fiducia che noi dovremmo avere in lui.

Verrà il giorno che dovremmo rendere conto della nostra vita, di quello che abbiamo fatto: dovremmo metterci di fronte al Signore e dire "Signore, mi hai affidato la mia vita, questo ho saputo fare per Te". Di fronte al Signore tutti i nostri segreti che abbiamo nel cuore di bene sono solo una benedizione, il Padre sarà capace di portarli a pienezza. Già in questo mondo, in confessione, e poi presso di lui, ci sono i segreti di peccato nei nostri cuori che noi facciamo fatica ad affidare a lui, perché un po' ci vergogniamo.

Qual è la bella notizia di questo passaggio del Vangelo? La possiamo ricavare anche dalla storia della chiesa e guardando i santi, ne citiamo alcuni:

  •  a San Pietro, che ha rinnegato Cristo dopo aver camminato con lui e aver visto i suoi miracoli, dopo la resurrezione, Gesù gli ha chiesto una sola cosa, se gli voleva bene e lo ha rimesso a capo degli apostoli;
  • San Paolo, prima di conoscere Cristo, lo odiava e non voleva averci niente a che fare, dopo la sua apparizione cambia vita fino a morire per lui;
  • Sant'Agostino era un dissoluto e faceva cose non certo convenevoli, dopo la conversione dirà "Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori".

Pensiamo forse che in paradiso i santi abbiano più tempo di scandalizzarsi delle debolezze e dei peccati degli altri? Assolutamente no, i tre santi che abbiamo visto hanno incrociato la sua misericordia, non hanno paura di rivelare al Padre i propri segreti, di bene e di peccato (proprio lì il Signore ha fatto sovrabbondare la sua misericordie).

I miei peccati, le mie mancanze, di fronte al Signore non diventano motivo di scandalo ma di misericordia: noi siamo fortunati e quando saremo di là, presso il Signore, passeremo l'eternità a raccontarci la misericordia di Dio, che ci ha salvati. Cristo non continua a dare l'eucarestia per niente di domenica in domenica, non continua a dire "Io ti assolvo" ogni volta che andiamo a confessarci per niente, ma perché continua a scommettere su di noi, affinché possiamo camminare sulle sue vie.

Allora diventa bello stare nella Chiesa, guidata dal Padre per mezzo di Cristo e nello Spirito Santo e lui ci ha rivelato tutto di sé (basta aprire il Vangelo di Giovanni, ultima cena). Il suo volto di misericordia cambia il mio modo di stare nella chiesa e vivere la fede, perché non avrò più paura di Dio ma avrò il suo santo timore, una grazia oggi nella Chiesa e anche per ciascuno di noi, quel dono che ci permette di evitare di fare quelle cose che dispiacciono a Dio. Ci portiamo a casa una bella parola: "Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. "

Noi, i nostri segreti, li andiamo a dire al Padre e facciamo sì che siano tutti incontrati dalla sua misericordia: noi al padre solo li riveliamo e a chi con noi condivide la vita di tutti i giorni e sappiamo che possiamo fidarci (attenzione a non metterle in piazza e sui social network!) e abbiamo del Padre non la paura ma il suo santo timore, camminando con fiducia con lui.

Don Giovanni Marcon