Anche quest’anno, dal 18 al 25 gennaio, si celebra la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. Si tratta di un tempo di grazia nel quale le diverse Confessioni cristiane pregano per realizzare l’unità voluta da Cristo per la sua Chiesa (cfr Gv 17,21), rinnovando la consapevolezza di essere tutte in cammino, così come lo furono i Magi, verso Cristo, «via, verità e vita» (Gv 14, 6).
Ci sarà una veglia zonale, patrocinata dall’Ufficio diocesano ecumenico e celebrata giovedì 25 gennaio 2024 alle ore 20:30, presso la chiesa di Massanzago.
Nel canale Telegram parrocchiale, condivideremo di volta in volta, alle 12:00 di ogni giorno, il testo proposto per la preghiera quotidiana.
Testo biblico per il 2024
Il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in sinergia con la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ha selezionato questo testo biblico per il 2024, da cui ogni comunità possa trarre spunto per una ulteriore riflessione. Il tema scelto è “Ama il Signore Dio tuo... e ama il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27).
Un maestro della Legge voleva tendere un tranello a Gesù. Si alzò e disse: “Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa c’è scritto nella legge di Mosè? Che cosa vi leggi?”. Quell’uomo rispose: “C’è scritto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso”.
Gesù gli disse: “Hai risposto bene! Fa’ questo e vivrai!”.
Ma quel maestro della Legge per giustificare la sua domanda chiese ancora a Gesù: “Ma chi è il mio prossimo?”. Gesù rispose: “Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso passò di là un sacerdote; vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì. Anche un levita del Tempio passò per quella strada; lo vide, lo scansò e prosegui. Invece un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: ‘Abbi cura di lui e se spenderai di più pagherò io quando ritorno’”.
A questo punto Gesù domandò: “Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell’uomo che aveva incontrato i briganti?”. Il maestro della Legge rispose: “Quello che ha avuto compassione di lui”. Gesù allora gli disse: “Va’ e comportati allo stesso modo”.
PRIMO GIORNO: Aiutaci, Signore, a vivere una vita orientata a te
Un maestro della Legge voleva tendere un tranello a Gesù. Si alzò e disse: “Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Lc 10, 25)
Letture
Romani 14, 8-9
Perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi.
Salmo 103 (102), 13-18
Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere.
L’uomo: come l’erba sono i suoi giorni! Come un fiore di campo, così egli fiorisce.
Se un vento lo investe, non è più, né più lo riconosce la sua dimora.
Ma l’amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli,
per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli.
Commento
“Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”: questa domanda cruciale posta a Gesù da un maestro della Legge interpella ogni credente in Dio, giacché inerisce al senso della nostra vita in terra e per l’eternità. Altrove, nella Bibbia, Gesù ci dà la definizione ultima di vita eterna: “Conoscere te, l’unico vero Dio, e conoscere colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3).
Conoscere Dio significa discernere quale sia la sua volontà nella nostra vita e porla in atto. Ogni uomo vuole vivere una vita in pienezza e in verità, e anche Dio lo desidera per noi (cfr. Gv 10, 10).
Sant’Ireneo affermava: “La gloria di Dio è un essere umano pienamente vivo”. Le realtà esistenziali della vita – la divisione, l’egoismo e la sofferenza – spesso ci allontanano dalla ricerca di Dio. Gesù ha vissuto il mistero dell’intima comunione con il Padre, Che desidera ricolmare tutti i suoi figli della pienezza della sua vita eterna, Gesù è quindi “la Via” che ci conduce al Padre, il nostro destino ultimo.
Il nostro anelito alla vita eterna ci avvicina a Gesù, e, per ciò stesso, ci avvicina gli uni agli altri, rendendo più forte il nostro legame nel cammino verso l’unità dei cristiani.
Rendiamoci disponibili all’amicizia e alla collaborazione con i cristiani di tutte le chiese, pregando per il giorno in cui potremo essere tutti insieme, uniti, alla Mensa del Signore.
Preghiera
Dio della vita, ci hai creati perché ricevessimo la vita, e la vita in pienezza.
Fa’ che possiamo riconoscere nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle il loro desiderio di vita eterna.
Fa’ che, seguendo con perseveranza la via di Gesù, possiamo condurre molti a te.
Te lo chiediamo nel suo nome.
Amen!
SECONDO GIORNO: Aiutami, Signore, ad amare te, il mio prossimo e me stesso con tutto me stesso
Il maestro della Legge rispose: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27)
Letture
Deuteronomio 10, 12-13
Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l'ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?
Salmo 133 (132), 1-3
Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!
È come olio profumato sul capo,
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sull'orlo della sua veste.
È come rugiada dell'Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.
Commento
La risposta che Gesù dà al maestro della Legge può sembrare semplice, in quanto tratta dai comandamenti di Dio che erano ben noti. Tuttavia, amare Dio in questo modo e il prossimo come noi stessi è spesso difficile.
Il comandamento di amare Dio richiede un impegno profondo e significa abbandonarsi completamente a lui, offrendogli il cuore e la mente e mettendoli a servizio della sua volontà. In questo cammino possiamo chiedere la grazia di seguire l’esempio di Cristo, lui Che ha offerto se stesso completamente e ha detto: “Non sia fatta la mia volontà, ma la tua” (Lc 22, 42).
Egli ha manifestato il suo immenso amore per tutti, compresi i suoi nemici. Non ci è dato di scegliere i nostri vicini: amarli significa essere attenti alle loro necessità, accettarne i limiti, e incoraggiare le loro speranze e aspirazioni. Lo stesso atteggiamento è necessario sulla via dell’unità dei cristiani, nei confronti delle varie tradizioni, diverse l’una dall’altra.
La chiamata ad amare il prossimo “come noi stessi” ci ricorda il bisogno di accettarci così come siamo, consapevoli dello sguardo compassionevole di Dio su di noi, sempre pronto a perdonare. Teniamo a mente che siamo creazione amata da Dio: rispettiamo noi stessi, cerchiamo la pace con noi stessi. Allo stesso modo, ognuno di noi può chiedere la grazia di amare e accettare la propria chiesa o comunità, con le sue mancanze, affidando tutto al Padre, Che ci vivifica per la potenza dello Spirito Santo.
Preghiera
Signore, donaci la grazia di conoscerti sempre più intimamente,
per amarti con tutto il cuore.
Donaci un cuore puro, per amare il nostro prossimo come noi stessi.
Fa’ che il dono del tuo Santo Spirito
ci renda capaci di scorgere la tua presenza nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli,
perché possiamo amarci reciprocamente con lo stesso amore incondizionato con cui Tu ami noi.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
TERZO GIORNO: Signore, apri il nostro cuore a coloro che non vediamo
Chi è il mio prossimo? (Lc 10, 29)
Letture
Romani 13, 8-10
Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore.
Salmo 119 (118), 57-63
La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Con tutto il cuore ho placato il tuo volto:
abbi pietà di me secondo la tua promessa.
Ho esaminato le mie vie,
ho rivolto i miei piedi verso i tuoi insegnamenti.
Mi affretto e non voglio tardare
a osservare i tuoi comandi.
I lacci dei malvagi mi hanno avvolto:
non ho dimenticato la tua legge.
Nel cuore della notte mi alzo a renderti grazie
per i tuoi giusti giudizi.
Sono amico di coloro che ti temono
e osservano i tuoi precetti.
Commento
Il maestro della Legge tenta di giustificarsi, sperando che il prossimo che gli viene chiesto di amare sia qualcuno della sua stessa fede e del suo popolo; questo è un istinto umano naturale. Quando invitiamo le persone nelle nostre case, sono spesso persone che condividono la nostra posizione sociale, la nostra visione della vita e i nostri valori. C’è un istinto umano a preferire luoghi a noi familiari, e questo vale anche per le nostre comunità ecclesiali. Tuttavia, Gesù conduce il maestro della Legge – e tutti coloro che lo ascoltano – nella dimensione più profonda della loro tradizione, ricordando loro il precetto di accogliere e amare tutti, a prescindere dalla loro religione, cultura o posizione sociale.
Il Vangelo ci insegna che non vi è nulla di straordinario nell’amare chi è come noi, e ci spinge verso una visione più radicale di ciò che significa essere umani. La parabola illustra in modo molto visibile ciò che Gesù si aspetta da noi: spalancare i nostri cuori e camminare sulla sua via, amando gli altri come Egli ci ama.
Gesù, infatti, risponde al dottore della legge con un’altra domanda: non “chi è il mio prossimo?”, ma “chi si è comportato come prossimo” per quell’uomo bisognoso? Viviamo tempi di insicurezza e paura che ci mettono di fronte a una realtà in cui le relazioni umane impattano su sfiducia e incertezza. Questa è la sfida della parabola di oggi: chiedersi “di chi sono prossimo io”?
Preghiera
Dio d’Amore,
Che scrivi amore nei nostri cuori,
infondi in noi il coraggio di guardare oltre noi stessi
e vedere il nostro prossimo anche in chi è diverso da noi,
affinché possiamo veramente seguire Gesù Cristo,
nostro fratello e nostro amico,
Che è Signore, nei secoli dei secoli. Amen.
QUARTO GIORNO: Fa’ che noi non ci voltiamo mai dall’altra parte, quando vediamo qualcuno nel bisogno
Vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì (Lc 10, 31)
Letture
Isaia 58, 6-9
Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? Allora la tua luce irromperà come l'aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell'Eterno sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai e l'Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: "Eccomi!". Se tu togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo, se provvedi ai bisogni dell'affamato e sazi l'anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno.
Salmo 34 (33), 16-23
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.
Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.
Commento
Il sacerdote e il levita che alla vista dell’uomo ferito passano dall’altra parte della strada possono aver avuto validi motivi religiosi per non prestare soccorso: potrebbero essere stati già pronti per compiere i loro riti religiosi, e rischiato, perciò, la contaminazione rituale se quell’uomo fosse stato un morto. Eppure, in molte occasioni, Gesù critica i capi religiosi per aver posto delle regole della religione davanti al dovere di fare sempre il bene.
L’inizio della pericope biblica di questa Settimana di preghiera ci spiega come il maestro della Legge avesse cercato di giustificarsi, come anche il sacerdote e il levita della parabola si sarebbero sentiti giustificati in quello che avevano fatto. Ma noi, come cristiani, fino a che punto siamo disposti ad andare oltre le convenzioni?
A volte la nostra miopia ecclesiale e la nostra visione limitata dai condizionamenti culturali, possono impedirci di vedere quanto viene manifestato dalla vita e dalla testimonianza di sorelle e fratelli di altre tradizioni cristiane. Ma quando siamo disposti ad aprire i nostri occhi per vedere come i nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo rivelano l’amore di Dio, siamo spinti ad avvicinarci a loro e ad entrare in una unione più profonda con loro.
Questa parabola di Gesù non solo ci sprona a fare il bene, ma anche ad ampliare la nostra visione. Non impariamo ciò che è buono e santo solo da coloro che condividono la nostra stessa visione confessionale o religiosa del mondo, ma anche – e spesso – possiamo impararlo da chi è diverso da noi. Il Buon Samaritano è spesso colui che non ci aspettiamo.
Preghiera
Signore Gesù Cristo,
mentre camminiamo con te verso l’unità,
fa’ che non distogliamo il nostro sguardo dal mondo,
ma lo manteniamo vigile.
Fa’ che, mentre percorriamo le strade della nostra vita,
siamo capaci di fermarci e tendere la mano, di fasciare i feriti
e sentire, così, che Tu sei presente in loro,
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
QUINTO GIORNO: Signore, aiutaci a vedere le ferite e trovare speranza
Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò (Lc 10, 34)
Letture
Gioele 2, 23-27
Voi, figli di Sion, rallegratevi,
gioite nel Signore, vostro Dio,
perché vi dà la pioggia in giusta misura,
per voi fa scendere l'acqua,
la pioggia d'autunno e di primavera,
come in passato.
Le aie si riempiranno di grano
e i tini traboccheranno di vino nuovo e di olio.
Vi compenserò delle annate
divorate dalla locusta e dal bruco,
dal grillo e dalla cavalletta,
da quel grande esercito
che ho mandato contro di voi.
Mangerete in abbondanza, a sazietà,
e loderete il nome del Signore, vostro Dio,
che in mezzo a voi ha fatto meraviglie:
mai più vergogna per il mio popolo.
Allora voi riconoscerete che io sono in mezzo a Israele,
e che io sono il Signore, vostro Dio,
e non ce ne sono altri:
mai più vergogna per il mio popolo".
Salmo 104 (103), 14-15.27-30
Tu fai crescere l'erba per il bestiame
e le piante che l'uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra,
vino che allieta il cuore dell'uomo,
olio che fa brillare il suo volto
e pane che sostiene il suo cuore.
Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.
Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
Commento
Il Buon Samaritano fece quello che poteva con le risorse a sua disposizione: versò vino e olio, bendò le ferite dell’uomo e lo pose sul suo asino; poi fece ancor di più, promettendo di pagare per le sue cure. Quando riusciamo ad assumere lo stesso sguardo verso il mondo del Samaritano, ogni situazione può essere l’occasione per aiutare chi è nel bisogno.
È qui che si manifesta l’amore: l’esempio del Buon Samaritano ci spinge a chiederci come rispondere alle necessità del prossimo; egli ha dato al ferito vino e olio, rinfrancandolo e dandogli speranza. Che cosa possiamo offrire noi, in modo da poter fare la nostra parte nell’opera di Dio Che guarisce il nostro mondo lacerato?
Questa fragilità del nostro mondo si manifesta nell’insicurezza, nella paura, nella sfiducia e nella divisione che vi regnano. Deprecabilmente, queste divisioni esistono anche tra i cristiani; anche se celebriamo sacramenti o altri riti di guarigione, riconciliazione e consolazione – spesso usando olio e vino – persistiamo in divisioni che feriscono il Corpo di Cristo. Sanare le nostre divisioni tra cristiani, potrà favorire anche la guarigione delle nazioni.
Preghiera
Dio misericordioso,
Tu che sei la fonte di ogni amore e bontà
fa’ che vediamo le necessità del nostro prossimo.
Mostraci che cosa possiamo fare per portare guarigione;
trasformaci, in modo che possiamo amare tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Aiutaci a superare gli ostacoli della divisione
per costruire un mondo di pace per il bene comune.
Ti ringraziamo di aver rinnovato la tua creazione
per condurci verso un futuro pieno di speranza,
Tu che sei Signore di tutti, ieri, oggi e sempre. Amen.
SESTO GIORNO: Signore, fa’ che le nostre chiese diventino “locande” per accogliere coloro che sono nel bisogno
Lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo (Lc 10, 34)
Letture
Genesi 18, 4-5
Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' pure come hai detto».
Salmo 5, 12-13
Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
quanti amano il tuo nome.
Signore, tu benedici il giusto:
come scudo lo copre la tua benevolenza.
Commento
L’uomo caduto nelle mani dei briganti fu accudito da un Samaritano. Il Samaritano vedeva oltre i pregiudizi o le preclusioni. Vide qualcuno che era nel bisogno e lo portò in una locanda: “Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: ‘Abbi cura di lui e se spenderai di più pagherò io quando ritorno’”.
In ogni società umana, l’ospitalità e la solidarietà sono essenziali; richiedono l’accoglienza di sconosciuti e stranieri, di migranti e di persone senza fissa dimora. Tuttavia, di fronte all’insicurezza, al sospetto e alla violenza, tendiamo a diffidare persino dei nostri vicini. L’ospitalità è una importante testimonianza al Vangelo, in particolare nei contesti di pluralismo religioso e culturale.
Accogliere “l’altro” ed essere accolti a nostra volta è al centro del dialogo ecumenico. Come cristiani siamo spronati a trasformare le nostre chiese in locande in cui il nostro prossimo possa trovare Cristo. E sarà questa ospitalità il segno dell’amore che le nostre chiese nutrono reciprocamente e per tutte le persone.
Quando noi, come seguaci di Cristo, sappiamo andare oltre le nostre tradizioni confessionali e scegliamo di praticare l’ospitalità ecumenica, passiamo dall’essere estranei all’essere prossimo.
Preghiera
Padre di Amore,
in Gesù, ci hai mostrato il significato dell’ospitalità,
prendendoti cura della nostra fragile umanità.
Aiutaci a diventare una comunità
che accoglie chi si sente abbandonato e smarrito,
edificando una casa dove tutti sono benvenuti.
Fa’ che, mentre offriamo al mondo il tuo amore incondizionato,
possiamo avvicinarci gli uni agli altri,
te lo chiediamo nell’unità dello Spirito Santo. Amen.
SETTIMO GIORNO: Signore, mostraci come rispondere alle necessità del nostro prossimo
Chi di questi tre si è comportato come prossimo? (Lc 10, 36)
Letture
Filippesi 2, 1-5
Se dunque v'è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù.
Salmo 10 (9), 17-18
Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri,
rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio,
perché sia fatta giustizia all'orfano e all'oppresso,
e non continui più a spargere terrore l'uomo fatto di terra.
Commento
Al termine della parabola, Gesù chiede al maestro della Legge: “chi di questi si comportato come prossimo per quell’uomo?”. Il dottore della Legge risponde “quello che ha avuto compassione di lui”. Non dice “il Samaritano” e potremmo immaginare che l’ostilità tra Samaritani ed Ebrei rendesse difficile ammettere che era questa la risposta da dare. Spesso scopriamo che le persone più inaspettate, quelle di cui troviamo difficile persino pronunciare il nome o le origini, sono quelle che hanno dimostrato vicinanza, sono state il nostro prossimo.
Nel mondo di oggi, in cui la polarizzazione politica spesso mette le persone di diversa identità religiosa le une contro le altre, Gesù, con questa parabola, ci sfida a vedere l’importanza della nostra vocazione ad andare oltre i confini e i muri di separazione.
Come il maestro della Legge, anche noi siamo spronati a riflettere su come viviamo la nostra vita, non solo quanto alla nostra capacità di fare o meno il bene, ma, come il sacerdote e il levita, quanto alla nostra capacità di porre sempre in primo piano la misericordia in ogni nostra azione.
Preghiera
Dio Santo,
tuo Figlio Gesù Cristo è venuto in mezzo a noi
per mostrarci la via della compassione.
Aiutaci, per la potenza del tuo Spirito, a seguire il suo esempio
di porci a servizio delle necessità di tutti i tuoi figli,
e di mostrarci cristiani uniti e testimoni delle tue vie di amore e di misericordia.
Ti preghiamo nel nome di Gesù. Amen.
OTTAVO GIORNO: Signore, fa’ che la nostra comunione sia un segno del tuo Regno
Gesù gli disse: “Va’ e comportati allo stesso modo” (Lc 10, 37)
Letture
Romani 12, 9-13
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità.
Salmo 41 (40), 2-3
Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Commento
“Va’ e comportati allo stesso modo”: con queste parole Gesù invia nel mondo ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre chiese, per mettere in pratica il comandamento dell’amore. Mossi dallo Spirito Santo, siamo inviati ad essere “altri Cristi”, ponendoci “in uscita” e raggiungendo l’umanità sofferente con compassione e misericordia. Come il Buon Samaritano verso l’uomo ferito, anche noi possiamo scegliere di non rifiutare chi è diverso da noi, ma coltivare invece una cultura di prossimità e di bontà.
In quale modo l’invito di Gesù: “Va e comportati allo stesso modo” risuona nella mia vita? Che cosa implica questa chiamata di Cristo per i miei rapporti con i membri delle altre chiese? Come possiamo testimoniare l’amore di Dio insieme e con spirito di carità?
Come ambasciatori inviati da Cristo (cfr. 2 Cor 5, 20), siamo chiamati a riconciliarci con Dio e reciprocamente tra di noi, affinché nelle nostre chiese si radichi la comunione e cresca sempre più, soprattutto nelle zone colpite da conflitti interni come la regione del Sahel.
Nella misura in cui la mutua fiducia e affidabilità aumenteranno, diventeremo più disposti a mostrare le nostre ferite, comprese quelle ecclesiali, affinché l’amore di Cristo possa visitarci e guarirci attraverso l’amore e la cura che sapremo donarci reciprocamente gli uni gli altri. Impegnarci insieme per l’unità dei cristiani ci aiuterà a ritessere nuove relazioni, in modo che la violenza lasci il posto alla solidarietà e alla pace.
Preghiera
Padre celeste,
ti ringraziamo per il dono dello Spirito Santo, datore di vita,
Che ci rende più aperti gli uni verso gli altri, risolve i conflitti,
e Che rinsalda i nostri vincoli di comunione.
Fa’ che possiamo crescere nell’affetto reciproco
e nel desiderio di annunciare più fedelmente il messaggio evangelico,
affinché il mondo si riunisca in unità
e accolga il Principe della Pace.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
