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Pasqua: la rivoluzione della tenerezza di Dio

È da un po’ di tempo che è nata in me questa domanda: si può essere teneri oggi? Si può vivere la tenerezza nella nostra società? Sappiamo che la tenerezza è un sentire profondo, è un amore viscerale che sale e coinvolge tutta la persona. La sperimentiamo soprattutto verso i piccoli, verso coloro che sono indifesi, verso coloro che hanno bisogno più degli altri di un aiuto, di un conforto, di un supplemento di amore. Ma da dove può sgorgare questa tenerezza?

La sperimentiamo nel sentirci amati da Dio, nel sentirci profondamente voluti bene da Lui. Dio è innamorato di noi, ci ama di un amore profondamente più grande di quello di una madre per il proprio figlio: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece il Signore tuo Dio, non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (Is 49,15). Ecco la bellezza di essere credenti: qualsiasi cosa facciamo, siamo certi che Dio ci è vicino, compassionevole, pronto a commuoversi per noi.

Possiamo tranquillamente dire che il Vangelo di Gesù non è altro che il Vangelo della tenerezza. Gesù quando incontra l’altro si commuove, si coinvolge, si mette nei suoi panni e interviene con il suo amore a guarire, a sanare, a consolare. A Pasqua andremo a contemplare la Croce di Cristo, che non è altro che il grande amore di Dio per ogni uomo; le sue braccia aperte sulla croce sono l’abbraccio di Dio a tutta l’umanità. La tenerezza di Dio ci porta a capire che l’amore è il senso della vita.

Ma essere teneri, non è forse essere deboli? No, anzi direi che la tenerezza è essere forti, è fortezza. Restare teneri è faticosissimo, ci vuole tenacia, ma è l’atteggiamento che ti dà serenità. La nostra società non è tenera, anzi è spietata e mette da parte e scarta (come dice spesso papa Francesco) coloro che non rientrano nei criteri del produrre e consumare.

Ecco la nuova strada che ancora una volta Gesù ci propone con la sua vita, morte e resurrezione: la rivoluzione della tenerezza. In una società che vive la tentazione di “abbruttirsi”, la via dell’umano, della delicatezza, dell’amore non aggressivo è la nuova direzione.  In Dio “misericordia e tenerezza si prendono a braccetto” e ci aiutano a trovare la bellezza nel cuore delle persone, a usare le mani e il cuore per accarezzare l’altro, a prendersi cura di lui.

Che Dio ci conceda di essere portatori della sua misericordia, della sua tenerezza e del suo amore gli uni per gli altri.

Il nostro augurio più sincero di buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.

Don Antonio, don Aldo, don Giovanni e le nostre suore