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Riflessioni e discorsi

Nell’ultimo incontro del nostro Consiglio Pastorale ci siamo soffermati sulla lettera pastorale che il vescovo Michele Tomasi ha inviato a tutte le parrocchie per offrirci degli indirizzi pastorali in questo tempo difficile, denso di incertezze e di fatiche per il mondo intero, nel quale però siamo chiamati a rimanere comunque saldi nella fede e nella speranza. Abbiamo trovato questa lettera molto bella, chiara secondo lo stile che ben rappresenta lo spirito fraterno e diretto anche sul piano comunicativo del nostro vescovo, per cui alla fine delle nostre considerazioni abbiamo pensato di metterne a disposizione una sintesi che potesse arrivare a tutta la nostra comunità.

È da un po’ di tempo che è nata in me questa domanda: si può essere teneri oggi? Si può vivere la tenerezza nella nostra società? Sappiamo che la tenerezza è un sentire profondo, è un amore viscerale che sale e coinvolge tutta la persona. La sperimentiamo soprattutto verso i piccoli, verso coloro che sono indifesi, verso coloro che hanno bisogno più degli altri di un aiuto, di un conforto, di un supplemento di amore. Ma da dove può sgorgare questa tenerezza?

“L’ Avvento è il tempo per preparare i nostri cuori al fine di poter accogliere il Salvatore... ci prepara al Natale… è un tempo di attesa, è un tempo di speranza. Attesa e speranza. Cerchiamo di ricavare del bene anche dalla situazione difficile che la pandemia ci impone: maggiore sobrietà, attenzione discreta e rispettosa ai vicini che possono avere bisogno, qualche momento di preghiera fatto in famiglia con semplicità.”.

Come non essere d’accordo con Papa Francesco nelle sue varie definizioni date in questi anni del periodo di Avvento?

Dio si è fatto uomo e ha preso il volto di Gesù di Nazaret. Il Verbo, Parola eterna del Padre, si è fatto uomo. Che cosa vuol dire questo?

Per trent’anni si è immerso nella nostra umanità ed è diventato nostro fratello. Tant’è che quando in Cielo c’è da risolvere qualche problema che riguarda la Terra, ci si rivolge a lui come “nostro avvocato”. Meglio di Lui non c’è nessuno. Si è laureato in umanità a pieni voti. Si è fatto uomo.

Ci poniamo questa domanda: è possibile correggere? Si può rimproverare qualcuno per la sua condotta? Se si vuol educare qualcuno occorre ogni tanto fare delle “correzioni di rotta”, in un cammino che ogni tanto sbanda.

È da tempo ormai che il nostro oratorio è chiuso ma noi, come gruppo di volontari del NOI, stiamo cercando di tenerlo aperto nella sua essenza che è il servizio verso la comunità in cui viviamo. Un anno fa partecipando ad un convegno sugli oratori, pensando a come rivalorizzarli, il relatore Fabio Fornasini lanciò una provocazione: «Cosa succederebbe se per una sorta di magia crollassero tutti gli spazi, tutte le strutture del nostro oratorio, se non avessimo più le sale giochi e il bar? Potrebbe stare in piedi lo stesso il circolo NOI? Esiste uno stile di gestione che possa andare oltre le strutture? Oltre la rottura di tutto?»

Oggi questa provocazione si è purtroppo avverata. Certo non sono crollate le strutture, ma sono crollati tutti i nostri schemi e la situazione attuale ci invita a fare qualcosa di nuovo.

C’è una domanda che mi ha interrogato in questo “tempo nuovo": Quali passaggi siamo chiamati a fare come credenti? Quali passi in avanti dobbiamo compiere?

Ho individuato tre passaggi:

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