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Saldi nella speranza: riflessioni sulla lettera pastorale del vescovo Michele

Nell’ultimo incontro del nostro Consiglio Pastorale ci siamo soffermati sulla lettera pastorale che il vescovo Michele Tomasi ha inviato a tutte le parrocchie per offrirci degli indirizzi pastorali in questo tempo difficile, denso di incertezze e di fatiche per il mondo intero, nel quale però siamo chiamati a rimanere comunque saldi nella fede e nella speranza. Abbiamo trovato questa lettera molto bella, chiara secondo lo stile che ben rappresenta lo spirito fraterno e diretto anche sul piano comunicativo del nostro vescovo, per cui alla fine delle nostre considerazioni abbiamo pensato di metterne a disposizione una sintesi che potesse arrivare a tutta la nostra comunità.

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Il nostro tempo

Il vescovo dunque parte da una analisi della realtà che da più di un anno stiamo vivendo con la pandemia che ci ha costretto a passare da un “tempo che non bastava mai”, sempre affannati e di corsa, a un “tempo bloccato” nel quale dall’affanno per le tante cose da fare siamo passati all’affanno come paura, vulnerabilità, fragilità e in molti casi dolore per la malattia e la morte di tante persone. Possiamo parlare anche di un “tempo imprevisto” perché nessuno si aspettava un trauma simile, con tutti nella stessa barca: davvero le cose non sono più come prima. Questo ci obbliga a riflettere perché, come dice papa Francesco, «in questo mondo che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità sentendoci forti e capaci di tutto… Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami (guerre, ingiustizie, catastrofi naturali) …, abbiamo pensato di rimanere sempre sani in un mondo malato». In questa situazione, continua il vescovo, ci può venire incontro la storia di S. Paolo il quale, negli Atti degli apostoli, è più volte costretto da qualche impedimento di natura fisica, ambientale o politica a percorrere strade nuove, che diventano però occasione di nuovi incontri e nuova evangelizzazione. Ecco allora che anche per noi questo “tempo imprevisto” si può rivelare come un “tempo donato” per ripensare il nostro modo di essere Chiesa, lasciandoci rigenerare dal Vangelo senza inseguire l’efficienza (non sono possibili nuovi progetti in questo momento), ma senza nemmeno vagabondare senza una direzione, perché non diventi un “tempo perso”.

Le priorità di base

Due sono le priorità di base da tenere in considerazione: la Parola di Dio e le relazioni. La Parola di Dio, perché è la nostra linfa vitale con “Gesù che è il Signore del tempo e della storia”; non siamo chiamati a fare niente di straordinario, ma ad approfittare delle occasioni che ci vengono offerte dal “tempo ordinario” della Liturgia e della catechesi a partire dalla messa domenicale e dalle altre festività solenni, come anche dalla somministrazione dei Sacramenti ai ragazzi, ma con più approfondimento; si consiglia poi di “frequentare la Sacra Scrittura” con la lettura personale o partecipando alle iniziative promosse dalle varie Collaborazioni Pastorali. Le relazioni, perché ci rendono umani, danno senso alla vita e la rendono bella. Le relazioni coinvolgono Dio, gli altri e il creato, custodiscono e difendono la comunità dall’individualismo. È importante dunque tenere i contatti Pastorali, associativi, missionari, cercare le persone sole, condividere oltre che organizzare, «vedersi» con le necessarie precauzioni, a volte saper prendere anche le decisioni meno comode.

Criteri di cammino

Due sono anche i criteri che ci dovranno guidare nelle attività pastorali, come anche nella vita quotidiana di credenti: l’ascolto e la sinodalità. L’ascolto è così declinato: Ascolto della Parola di Dio: cosa ci dice Gesù? Ascolto della Chiesa: Cosa ci dicono il Magistero e papa Francesco? Come siamo in comunione con tutta la Chiesa? Ascolto dei poveri: chi sono e chi incontreremo? Ascolto reciproco: chi consultiamo? Come si apre alla partecipazione? Ascolto della storia: in che contesto storico viviamo? Che mondo vogliamo costruire?
La sinodalità come metodo di lavoro: ciò che riguarda tutti deve essere trattato da tutti o perlomeno deve vedere il tentativo di coinvolgere le persone evitando di far cadere dall’alto le decisioni. E poi rileggere, alla luce della nuova realtà, la scelta sinodale della nostra Collaborazione Pastorale: Quali sono gli stili di vita che il Vangelo propone oggi alle nostre relazioni, al mondo del lavoro, di fronte alle disuguaglianze sociali ed economiche, nell’esigenza di giustizia, di solidarietà e di condivisione che la crisi economica pone con forza alle nostre comunità, a tutta la società? Che passi ci chiede di fare il nostro sogno di un mondo più giusto e fraterno?
Spunti di riflessione

Infine, mons. Tomasi chiude la sua lettera pastorale con l’invito ad alcune riflessioni anche per i tempi liturgici che abbiamo davanti (Quaresima e Pasqua): Quali attese e grida di redenzione, di cambiamento, di conversione salgono al cielo dal deserto delle nostre paure e fragilità? Dove e quando riconosciamo Gesù vincitore sul peccato e sulla morte, primizia di coloro che sono morti? Dove sappiamo riconoscere i germi di vita seminati nei solchi delle nostre esistenze? Quali segni di speranza possiamo vedere anche in questo tempo di incertezze alla luce di Cristo risorto?