Quest'anno per la prima volta dopo la pandemia abbiamo fatto un regolare campo scout, senza restrizioni o limitazioni. Ci siamo ritrovati all'alba del 29/07 salutando i nostri genitori un po' preoccupati, poiché erano igiorni in cui il tempo faceva letteralmente disastri in giro per l'Italia. Rassicurati dai nostri prudenti capi che avrebbero preso tutte le precauzioni eventualmente necessarie, siamo partiti alla volta di Sovramonte, una bellissima radura non lontano da Fiera di Primiero.
Come al solito la fase di montaggio delle nostre tende e sopraelevate si è divisa tra fatica esudore e siparietti irresistibilmente divertenti.
Abbiamo montato le docce, i lavandini, il bagno, l'angolo preghiera, l'alzabandiera, la tenda Pagoda per le attività in caso di pioggia, e ci siamo radunati tutti insieme per la nostra prima cena.Il tema del campo era "I social" e i nostri capi ci hanno fatto fare e/o organizzare moltepliciattività inerenti questo argomento. Per presentarle i ragazzi più grandi si sono divisi in gruppetti e hanno organizzato delle scenette che coglievano il fulcro e il senso di ogni attività, che ovviamente abbiamo svolto senza telefono, lasciato spento ai capi o a casa.
Ogni giorno veniva fischiato attraverso il codice morse il “BeScout”, che richiama il social che ultimamente ha preso piede tra noi giovani, BeReal; ci veniva proposto, quindi, di scattare una foto con le nostre macchinette fotografiche poco dopo il suono, successivamente si portava la macchinetta dai capi che copiavano nel loro computer la foto assieme ad un’altra fatta in un secondo momento. Successivamente venivano stampate, una in bianco e nero e l’altra a colori per differenziare quella proposta dai capi e quella del momento scelto da noi. Tutte le foto, poi, venivano appese in una bacheca composta da materiale riciclato, creata dal capo della squadriglia femminile delle volpi, divise per squadriglie.
Devo dire che passare 12 giorni solo di "rapporti reali" e non virtuali non è stato poi così male, anzi ci ha arricchiti e quello che abbiamo condiviso non lo avremmo potuto fare attraverso nessuna piattaforma social.
Non sono mancati i contrattempi, come sempre, quest'anno rappresentati dalle quotidiane piogge, ma li abbiamo superati con il sorriso e la voglia di stare comunque assieme anche se un po' limitati nelle attività. Dopo le piogge tornava però sempre il sereno e in una delle giornate più calde ci siamo cimentati nella camminata di reparto fino in vetta, e abbiamo raggiunto la croce di Naroen. La salita è stata dura, faticosa, ma contraddistinta dalla nostra capacità di sdrammatizzareprendendoci in giro l'un l'altro.
Altra attività che finalmente siamo riusciti a fare dopo il covid è stato l'hike di squadriglia checonsiste nel raggiungere, zaino in spalla, a piccoli gruppi, in autonomia un obbiettivo scelto per noi dai capi, che rappresenta un momento per metterci alla prova nell'organizzazione e nella crescita.
La consueta giornata genitori si è svolta con grande entusiasmo da parte di tutti, con la messa celebrata da Don Antonio davanti al nostro alzabandiera e con la divisione e condivisione del pranzo.
Il giorno prima, però si è tenuta la cerimonia dei nomi di caccia, nella quale noi ragazzi del terzo anno di reparto abbiamo compiuto una prova di coraggio per guadagnarci il nostro nome di caccia, composto da un’animale scelto da noi ragazzi e un aggettivo che i capi e i ragazzi più grandi, già con il nome di caccia, hanno scelto per noi.
La prova, che consisteva in una piccola scalata di un albero nei pressi del campo, si è conclusa alla sera con la consegna dei nostri nomi di caccia che abbiamo gettato nel fuoco prima di saltarlo. Inizialmente ci avevano consegnato dei nomi fasulli, abbiamo saltato un piccolo fuoco, troppo piccolo rispetto al solito...
Successivamente ci hanno consegnato quello vero. Abbiamo saltato nuovamente il fuoco,stavolta molto più grande, e, dopo di noi anche tutti coloro che negli anni passati si eranoguadagnati il proprio nome, capi compresi.
Ricevere il proprio nome significa per noi scout entrare nel reparto dei “grandi” dove si hanno nuove responsabilità prima in mano solo al capo e vice squadriglia. Questo rituale richiama le tradizioni antiche in cui ogni ragazzo che stava per diventare adulto veniva spedito nella foresta e se riusciva a sopravvivere e a tornare nel proprio villaggio diventava un uomo.
I giorni sono passati velocissimi tra momenti esilaranti e momenti di preghiera e riflessione,come il momento di "deserto" nel quale dopo una breve spiegazione sul da farsi, ognuno si èscelto un posticino appartato per riflettere sui giorni trascorsi al campo e su ciò che avrebbevoluto che accadesse nei giorni rimanenti, con la possibilità poi di fare la Confessione.
Il 9/08 abbiamo smontato le tende rimaste, caricato il materiale sui camion e siamo ripartiti indirezione Loreggia, stanchi, ma con la gioia nel cuore per avere vissuto nella natura e fianco afianco con i nostri compagni una meravigliosa avventura che ci porteremo per sempre dentro di noi.
Quokka Determinata
