Noi del Clan dei Viaggiatori Liberi quest’estate, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso e abbiamo accettato una sfida, che ci portavamo dietro dall’anno scorso, incentrata sul fenomeno della mafia (nel nostro caso la camorra) partecipando ad un campo organizzato da Libera a Casal di Principe (Ce).

Per chi non ne fosse a conoscenza, Libera, associazioni numeri e nomi è una associazione, fondata da Don Luigi Ciotti, con lo scopo di sollecitare la società civile nella lotta contro la criminalità organizzata e favorire la creazione di una comunità alternativa.

Abbiamo scelto questo posto proprio perché è stato il fulcro della nascita e lo sviluppo del famigerato Clan dei Casalesi: eravamo molto curiosi di vedere con i nostri occhi e verificare se fosse come è sempre stato descritto in TV o sui giornali.

Ad essere onesti, avevamo anche un po’ di timore e portavamo con noi molti stereotipi, ma niente ci avrebbe preparato a ciò che avremmo vissuto in questa settimana: sarebbe facile descrivere tutti i nostri lavori fisici ma neanche 100 pagine basterebbero per raccontare tutto quello che abbiamo sentito, visto o vissuto.

Partiamo dal principio: il nostro campo si sviluppava intorno alla figura di Don Peppe Diana, un presbitero, insegnante, attivista e scout, assassinato dalla camorra per il suo impegno antimafia.

Don Peppe è stato uno dei primi preti vittima della camorra, ucciso nella sua stessa sacrestia il giorno del suo onomastico, il 19 Marzo del 1994, mentre si accingeva a celebrare la messa. Lui, come tanti altri però, non deve limitarsi a rimanere una vittima, una faccia, una foto o se si è particolarmente fortunati, un anniversario bensì una persona vera, in carne ed ossa. Grazie alle testimonianze, fortunatamente, Don Peppe non è rimasto cristallizzato in futili frasi, ma abbiamo scoperto un personaggio con comportamenti moderni, progressivi e quasi ante-litteram, il primo a voler aiutare gli immigrati che arrivavano a Casal di Principe senza prestare alcuna attenzione al colore della loro pelle e il primo a far diventare la propria voce un vero e proprio grido che scuoteva le coscienze e che invitava direttamente i camorristi a farsi da parte. In un paese dove la camorra controllava tutti gli enti pubblici e locali, dove le sparatorie erano così comuni da non farci caso e dove le istituzioni erano completamente passive, Don Peppe ha saputo ribellarsi e anche se venne freddato crudelmente e brutalmente, non fu zittito.

Noi, abbiamo avuto il grande privilegio di poter ascoltare le testimonianze di persone che hanno vissuto con don Peppe. Persone che non hanno mai smesso di combattere, anche nelle difficoltà. Abbiamo incontrato tante persone, molto diverse tra di loro ma non meno importanti. Abbiamo ascoltato tante voci. Abbiamo visitato un'azienda bufalina (che, appunto produce mozzarella di bufala, cruciali per lo sviluppo dell'economia locale) dove Attilio, il proprietario ci spiegava come, per motivi prettamente burocratici, le sue bufale siano state dimezzate e così come per lui, molti altri allevatori hanno avuto la stessa sorte. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con il vicesindaco di Casale, Mirella, che ci ha raccontato tutti gli sforzi necessari per rendere il suo paese un Paese con la P maiuscola. Abbiamo anche incontrato persone che lottano da una vita per la Terra dei Fuochi, come Enzo Tosti, attivista del collettivo di Città Visibile, che ora soffre di un linfoma non Hodgkin, per aver passato anni a denunciare le molteplici discariche abusive del luogo. Abbiamo avuto la possibilità di aiutare e ascoltare varie cooperative del luogo che cercano di restituire dignità alla loro comunità tra cui la cooperativa Agropoli, della quale abbiamo potuto incontrare vari membri, che si occupa soprattutto del recupero della filiera agroalimentare e della inclusione di persone svantaggiate nella nostra comunità. In particolare, ci ha colpito la testimonianza dell’ideatore della cooperativa, Peppe, che da piccolo, voleva fare il camorrista e, invece, a vent’anni ha deciso coraggiosamente di cambiare strada e fondare la cooperativa da zero e senza alcun aiuto.

Ci è stato insegnato che si può fare qualcosa, semplicemente accogliendo a braccia aperte e lasciando alle spalle i pregiudizi. Abbiamo incontrato persone che hanno subito tante ingiustizie (parliamo di persone che si son trovate bombe sotto casa ma che non si sono lasciate abbattere. Pasquale, il nostro “compagno di viaggio”, colui che ci ha accompagnato per una settimana intera e che è diventato ormai parte del Clan, ci disse che loro, di paura ne hanno, ma che sono obbligati ad andare avanti per cambiare. Di fatto, ci siamo resi conto che tutto ciò che pensavamo dei Casalesi (i cittadini, non gli appartenenti al Clan) era incredibilmente sbagliato. Tendiamo a pensare a loro come persone completamente diverse da noi e, magari, tendiamo anche a distaccarci dalla loro “immagine”. Noi lavoratori, loro scansafatiche. Noi puliti, loro sporchi. Noi intelligenti, loro ignoranti. Ce lo hanno detto anche tutti coloro che abbiamo incontrato lì: è proprio questa nostra tendenza a vederci diversi che offusca il nostro giudizio e che ci rende incapaci di vedere come, alla fine, siamo tutti sulla stessa barca.

Ci piace pensare che la camorra si fermi al confine della Campania e non si sviluppi più, o che oltre il Sud (il Centro, magari) non si muovi, come se ci fosse un Rubicone invisibile a proteggerci.

Ci piace pensare di star vivendo in un clima di totale stabilità, di completa legalità ma la verità è assai peggiore: tutti coloro con cui abbiamo parlato hanno concordato sul fatto che, mentre, da loro c’è consapevolezza sulla loro situazione da noi questa manca.

Quando ce ne siamo resi conto, si è creato un clima generale di confusione: come facciamo a raccontare ciò che sta succedendo a chi queste cose non pensa di viverle o non le vive direttamente?

La risposta è facile: facendo gruppo. Così come i bravi cittadini di Casal di Principe si sono riuniti, anche noi ci vogliamo riunire. Con voi, che state leggendo (forse per sbaglio, forse no) questo articolo, poiché siete voi la nostra comunità.

Fenicottero Amichevole

20210804

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